Tutte le cose sono fatte di atomi

C’è un grande bisogno di tornare a parlare seriamente dei diritti delle donne in Italia, dopo anni in cui il berlusconismo ha ridotto tutto a Olgettine sì/Olgettine no. Per questo mi ha fatto molto piacere leggere l’articolo di Riccardo Luna sul rapporto tra donne e startup. È un modo concreto per tornare a parlarne, in un campo lontano anni luce dal ring a cui ci eravamo abituati. Mi è dispiaciuto molto però che l’articolo citasse come unica fonte una ricerca di dubbia validità scientifica, che mette al centro dei suoi risultati alcuni dei più diffusi luoghi comuni sul rapporto tra donne e lavoro. Le donne hanno una minore propensione al rischio, non pensano abbastanza in grande, si fanno più problemi a chiedere soldi, sono più sincere e ovviamente rischiano di restare incinte. Ne approfitto quindi per fare un po’ di chiarezza su un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Se le donne sono ancora ai margini del mondo delle startup, in Italia come nel resto del mondo, è perché sono ancora ai margini del mercato del lavoro tout court. E questo non per “sostanziali differenze caratteriali”, ma per discriminazioni connaturate al mercato del lavoro e della società in cui vivono, e di cui le startup semplicemente sono parte. Molte donne che si considerano realizzate e di successo, e molti uomini che considerano le battaglie i diritti delle donne cosa scontata, troveranno queste precisazioni velleitarie e degne di un’alzata di spalle. Ma i diritti delle donne non sono per niente scontati, in quasi nessun luogo del mondo. E se si vuole tornare a parlare di queste cose perché finalmente qualcosa cambi, è necessario farlo partendo da dati reali e non da luoghi comuni. Ne elenco di seguito alcuni, tutti tratti da ricerche condotte negli ultimi anni da Catalyst, uno dei più autorevoli istituti americani no profit che dal 1962 si occupa del rapporto tra donne e lavoro. Sarò felice di allargare l’articolo ad altri dati che mi vorrete segnalare.


Le donne non mancano di ambizione. Le donne aspirano tanto quanto gli uomini a diventare amministratori delegati di un’azienda. Solo che si scontrano con ostacoli strutturali che ne rallentano la carriera e le fanno guadagnare molto meno degli uomini. Il fatto che a un certo punto decidano di accontentarsi del livello raggiunto non può quindi essere considerata mancanza di ambizione, ma una risposta razionale ad ambienti di lavoro inospitali e costruiti per favorire soltanto gli uomini. Ecco alcuni dei dati con cui la ricerca pubblicata da Forbes giunge a questa conclusione:


1. Le donne con un MBA in media guadagnano in media 4,600 dollari in meno rispetto ai loro colleghi maschi al primo lavoro ottenuto.


2. A parità di qualifiche, esperienze e risultati, gli uomini ottengono promozioni molto più rapidamente rispetto alle donne.


3. Gli stipendi degli uomini crescono molto più rapidamente di quelli delle donne, incrementando progressivamente il gap avviato dalla prima assunzione.


4. Nel 2008, nel campione considerato dalla ricerca, a ogni promozione è corrisposto un aumento del 21 percento nello stipendio degli uomini, del 2 percento in quello delle donne.


Le aziende che hanno più donne in ruoli di leadership hanno migliori risultati.
Ogni anno Forbes fa l’elenco delle 500 migliori aziende americane. Di queste, nel 2011, l’83,9 percento delle posizioni nei consigli di amministrazione è occupato da uomini, l’85,1 percento delle posizioni di direzione esecutiva è occupato da uomini, e il 92,5 percento delle posizioni meglio remunerate è occupato da uomini. Eppure, una ricerca condotta nel 2008 ha mostrato che le aziende che avevano tre o più donne nei loro consigli di amministrazione ottenevano risultati nettamente migliori di quelle che non ne avevano nessuna: +84% di vendite, +60% di return on investment e +46% di quote di capitale.


È importante ribadire che questi dati si riferiscono tutti a ricerche condotte negli Stati Uniti, uno dei paesi che siamo giustamente abituati a guardare come modello quando si parla di diritti e di civiltà. Anche in un paese civile e evoluto come quello siamo evidentemente lontani dalla parità di diritti. Partiamo da questi dati allora e lasciamo da parte le “sostanziali differenze caratteriali”, che ovviamente ci sono ma che non sono la causa della marginalità delle donne nel mondo del lavoro. Il rimedio per la povertà ha un nome, diceva Christopher Hitchens, si chiama empowerment of women: dare potere alle donne.

20 Commenti a Diamo il potere alle donne

  1. Valeria's Gravatar Valeria
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    Siamo lontanissimi dalla parità.
    Io sono software developer e per diversi anni ho lavorato in aziende dell’IT, progetti grossi con clienti importanti.
    In alcune di queste non importava mai quanto fossi in gamba, quanto continuassi a ripetere che non mi interessava e non mi interessa sposarmi o avere figli (44 anni ho attualmente, ma parliamo di molti anni fa), quanto fossi il braccio destro del mio responsabile.
    Continuavano a dire di me ed anche di altre che invece erano sposate
    - alle donne non va data la promozione sennò si montano la testa
    - voi donne tanto prima o poi vi sposate e fate figli
    - questa adesso fa figli e se ne andrà in maternità, che scocciatura
    - dietro ogni uomo c’è sempre una grande donna, quindi tu donna devi stare dietro
    E via dicendo.
    Non so come sia in altri settori, l’IT è un ambiente molto maschile e dalle parti mie, anche molto maschilista, pochissime donne e i datori di lavoro ridacchiavano quando pensavano ad ampliare le quote rose, qualcuno anche commentava “Certo se sono belle e portano la minigonna”.
    Non c’è bisogno di dire che non ho assolutamente acconsentito a continuare a lavorare con persone con questa mentalità. Avrei potuto far carriera, nel doppio del tempo, solo acquisendo (o facendo finta di acquisire) la stessa mentalità.
    Sulle ricerche lasciamo stare. Le ricerche lasciano il tempo che trovano. La Scienza è anche colpevole in questo stato di cose visto che gli studi spesso e volentieri servono solo a confermare pregiudizi preesistenti (tipo la favola del multitasking) e separano ancora di più uomini e donne.
    Non siamo così diversi. ad esempio, fin da piccola mi hanno sempre detto che la matematica è roba per uomini, se mi piace è perché avrei un cervello più maschile, ma per favore. La matematica non è solo affare di uno specifico sesso, ma anche qui, essendo io portata, mi sono dovuta scontrare più e più volte con questi pregiudizi che ci immaginano tutte come le protagoniste di Sex & The City. E’ uno squallore. E quando alzi la cresta e metti a nudo le differenze, ti ripetono che la parità l’abbiamo da anni. Io rispondo: affatto.

    09-01-12
  2. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    Citi il mondo dell’IT, Valeria. Molto interessante e molto vero, purtroppo… E vogliamo parlare del mondo del giornalismo?

    09-01-12
  3. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    Due domande metodologiche:

    - I dati che riporti nel paragrafo “Le donne non mancano di ambizioni” sono incontestabili, ma le cause possono essere diverse. Le ricerche che ho letto negli ultimi anni attribuiscono le differenze salariali e di promozioni (nei paesi sviluppati, poi vediamo se farci rientrare l’Italia o meno) ad un atteggiamento negoziale meno aggressivo e ad una minore determinazione nel fare carriera anche a costo di cambiare azienda, generare rivalita’, ecc. Quindi secondo quelle ricerche non si tratta di maschilismo o discriminazione, ma effettivamente di “differenze caratteriali”. Conosci qualche studio condotto con metodi comparabili che supporti motivazioni diverse, in linea con la tesi che esponi?

    - Quanto al secondo paragrafo, attenti a non confondere i rapporti di causa ed effetto. Giusto per evitare la scorciatoia di chi pensa che mettendo piu’ donne nei CdA le performance aziendali migliorino, in quei casi le aziende migliori sono anche piu’ brave a riconoscere il talento individuale ed a promuoverlo.

    09-01-12
  4. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    @Valeria

    Cio’ che ci salva, come persone, come italiani e nel tuo caso come donne, e’ il metodo scientifico, perche’ si regge su una metodologia oggettiva e presenta risultati incontestabili. Se in Italia ci si fossimo affidati di piu’, avremmo molti meno problemi. Se vuoi metterlo da parte prego, fai pure, ma e’ il modo migliore per assicurarsi l’immortalita’ dei luoghi comuni a cui proprio tu ti sei ribellata.

    09-01-12
  5. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    ” le donne sono ancora ai margini del mondo delle startup”…

    Chi vuole fare startup oggi ha una bassissima soglia d’ ingresso davanti a sè.

    Nessuno tiene ai margini nessuno.

    La frase che ho citato la ritengo irritante, addirittura offensiva… senza senso.

    09-01-12
  6. Francesca's Gravatar Francesca
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    @Stefano Non riesco a capire se definisci “incontestabili” i dati riportati da Forbes come fai ad attribuirli tutti a “differenze caratteriali”. Sheryl Sandberg riporta spesso nei suoi discorsi una frase del ministro svedese delle pari opportunità che dice: il nostro compito con le donne è terminato, ora tocca far sapere agli uomini che se hanno un figlio possono scegliere di vivere la paternità. E con questa frase misura tutta la differenza che c’è tra gli Stati Uniti (figuriamoci l’Italia) e i paesi scandinavi. Prima di pronunciarsi per “l’incompatibilità caratteriale” come causa (invece che come effetto) bisognerebbe stabilire una situazione di partenza che sia la stessa per tutti. Altrimenti l’esperimento rimane solo mentale, non ha alcuna validità e non fa che convalidare i pregiudizi di ognuno.

    09-01-12
  7. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    Premessa: credo che l’Italia possa tornare a crescere solo se sblocca il tasso di occupazione femminile, e per farlo ovviamente bisogna assicurare alle donne le opportunita’ di carriera che si meritano. Basta quindi l’argomentazione economica (oltre a quella etica), per appassionarsi al tema.
    Il punto e’ che per risolvere i problemi bisogna prima capirli per quello che sono davvero, e non limitarsi a usare i sintomi (i dati di Forbes) a supporto di una teoria preconcetta (ricondurre tutto ad un complotto dei maschi).

    @Elena
    Ho visto un paio di ricerche, fra cui una di Carnegie Mellon che non trovo in originale, ma e’ citata qui: http://www.emirates247.com/business/why-women-earn-less-they-don-t-negotiate-2011-07-07-1.406356

    Se i risultati di questa ricerca sono veri, ed e’ effettivamente un problema caratteriale (che tocca in una certa misura anche gli uomini meno aggressivi, come citato qui anche se la metodologia e’ discutibile http://abcnews.go.com/Health/nice-guys-earn-money-workplace/story?id=14316399), allora bisogna ridefinire gli incentivi ed i processi di carriera interni all’azienda per far emergere persone capaci ma con un atteggiamento negoziale piu’ timido (tranne nelle aziende in cui essere capaci significa essere bravi negoziatori, ovviamente) invece che prevedere quote o benefit/detrazioni legati al genere.

    10-01-12
  8. Mauro's Gravatar Mauro
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    Una varianate sul tema: le conseguenze del fenomeno su alcuni uomini. In tre lavori diversi sono stato scavalcato da una donna con metodi che hanno sempre impressionato i rispettivi capi: intraprendenza; capacità di penetrare nella mentalità del capo in modo da prevederne i desiderata e realizzarli prima degli altri; creazione di un clima di “protezione” intorno al capo in modo da isolarlo dalla influenza di chiunque altro; progressiva sostituzione al capo sia nelle scelte strategiche che nella gestione delle risorse. Tutte qualità che io non possiedo e che mi hanno sempre tenuto legato al palo. Credo che sia frustrante per una donna dover arrivare al potere solo di nascosto, facendo da badante a un uomo; ricavando spazio tra le debolezze di manager (maschi) incapaci ed insipienti.
    Ed è frustrante per me avere a che fare con dirigenti che detengono solo formalmente un potere che di fatto è esercitato surrettiziamente da altri. La cultura maschilista danneggia anche noi.

    10-01-12
  9. Annachiara's Gravatar Annachiara
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    Il metodo scientifico di cui parla Stefano non è applicabile in maniera ortodossa per ciò che riguarda il materiale ‘umano’. Non si può assolutamente essere ‘oggettivi’ di fronte a soggetti in quanto si cadrebbe inevitabilmente nel riduzionismo. In psicologia si usa il metodo ‘quasi sperimentale’. Inoltre la causalità in sociologia e psicologia non è lineare causa-effetto ma circolare, una moltitudine di cause che sono al contempo effetto del fenomeno considerato, tanto che è impossibile risalire ad un unica Causa sovrana. Il metodo scientifico come è inteso oggi è spesso causa di fraintendimenti anche tra gli stessi scienziati, la fisica quantistica ha inoltre dimostrato che è impossibile osservare oggettivamente un fenomeno perchè il soggetto osservatore influenza sempre il campo.Detto questo vorrei sottolineare che sono i paesi scandinavi ad essere più all’avanguardia in materia di parità di diritti e non certo gli U.S.A. che in quanto a livello di civiltà e democrazia lasciano davvero a desiderare, tant’è che gli studi citati lo dimostrano ampiamente! Concludo con l’amara considerazione che questo è un mondo forgiato ad uso e consumo del genere maschile che grazie alla sua forza fisica domina la donna deprivandola di dignità e diritti quotidianamente.

    10-01-12
  10. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    @Annachiara,

    non so da dove partire per cui butto li’ tre considerazioni, vedi se te aiutano:

    1) Il metodo scientifico non significa essere assolutisti o trascurare le variabili umane, significa cercare trarre considerazioni basate su verifiche in determinate condizioni e con determinati limiti, sapendo che esistono anche i processi circolari, ma che l’unico modo di capire le cose e’ studiarle a fondo, anziche’ affidarsi ai luoghi comuni o alle verita’ dogmatiche (come, che so, la tua conclusione)

    2) La fisica quantistica ha dimostrato quel che dici tu soltanto nei telefilm. Nella fisica quella vera il paradosso del gatto di Schrodinger riguarda solo i sistemi fisici a livello subatomico (fa parte del sapere cio’ di cui si parla, sempre secondo il metodo scientifico)

    3) In questi giorni ci sara’ un tavolo per discutere la riforma del lavoro in Italia, mica robetta, e a quel tavolo le tre persone piu’ importanti saranno tre donne. Non e’ la Scandinavia, ma mi sembra un passo avanti mica da poco.

    10-01-12
  11. Annachiara's Gravatar Annachiara
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    @Stefano
    La mia conclusione non è ‘dogmatica’ e non è un luogo comune, purtroppo è vita vissuta.
    Riguardo al metodo scientifico l’ho studiato abbastanza e sotto diversi punti di vista, non parlo per sentito dire.
    Non esiste l’oggettività, perchè ogni conoscenza è UMANA passa attraverso i nostri occhi e dunque è SOGGETTIVA, e se tu ti addentri nello studio del Sistema Vivente ti accorgerai che la tua visione acquisterà un altra prospettiva!
    Le tre donne di cui parli sono dei mutanti travestiti da donne. Ci sono donne al potere che sono molto peggiori degli uomini.

    10-01-12
  12. Claudio's Gravatar Claudio
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    @Annachiara. Il tuo commento: “Le tre donne di cui parli sono dei mutanti travestiti da donne. Ci sono donne al potere che sono molto peggiori degli uomini” non so su quali evidenze si basi. Io credo che siano persone capaci con curriculum di tutto rispetto. Certamente sono un salto di qualità stellare rispetto al passato recente (e non solo). E’ un piccolo, e insufficiente, tentativo di cambiare la cultura di questo Paese e mi dispiace che sia proprio una donna a “bocciarle” a priori.

    11-01-12
  13. Valeria's Gravatar Valeria
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    Stefano wrote da Annachiara “La fisica quantistica ha dimostrato quel che dici tu soltanto nei telefilm. Nella fisica quella vera il paradosso del gatto di Schrodinger riguarda solo i sistemi fisici a livello subatomico (fa parte del sapere cio’ di cui si parla, sempre secondo il metodo scientifico)”
    Probabilmente non hai mai letto un libro di fisica quantistica e ti sei limitato ai telefilm, ciò che dice Annachiara è vero.
    Per quanto riguarda i problemi caratteriali che attribuisci alle donne
    1) E’ vero o no, che fin da piccole alle bambine viene data la bambola e ai maschietti la pistola e il fucile da cowboy (adesso la playstation);: e’ vero o non è vero che la scienza attribuisce il multitasking alle sole donne, da cui discende che le donne possono benissimo occupasi di casa, famiglia, lavoro, mentre agli uomini, che poverini non sono capaci di multitasking, viene concesso di fare soltanto una cosa? E’ vero o non è vero che quando due si sposano le probabilità che sia la donna a fare i piatti e pulire la casa è molto più alta che lo faccia l’uomo? Non dire che siamo noi a farlo, sai quante volte sento dire dagli uomini la scusa “Ma voi donne siete portate per queste cose”.
    E’ vero o non è vero che quando una donna deve andare in maternità i datori di lavoro storcono la bocca? E’ vero o non è vero che sempre più donne ai colloqui si ritrovano a ricevere domande del tipo “Prevede di sposarsi e fare figli?”.
    Non credo che tu non ti sia mai accorto di queste cose attorno a te, che le donne in italia a parità di condizioni, lavoro e titolo di studio, guadagnano meno dei colleghi uomini, anche nello stesso ufficio, che le donne devono essere 4 volte più brave per guadagnare la metà rispetto agli uomini a meno che non cammini a testa bassa.
    Il metodo scientifico l’ho studiato bene e applicato, tu lo hai mai fatto nell’osservare con obiettività ciò che succede in Italia?
    Ora, vorrei proprio capire perché secondo te ribellarsi a questi luoghi comuni e denunciare queste discriminazioni continue che vengono perpetrate ai nostri danni li rafforzi. E’ stare zitte li rafforza, adeguarsi alle assurde richieste dei capi (sai quante volte mi hanno chiesto di mettermi una gonna perché i pantaloni secondo loro erano troppo maschili per una donna?)
    Rinasci donna, per cortesia, e poi puoi capire cosa davvero abbiamo di diritti qua.

    12-01-12
  14. Valeria's Gravatar Valeria
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    Stefano wrote: “Il punto e’ che per risolvere i problemi bisogna prima capirli per quello che sono davvero, e non limitarsi a usare i sintomi (i dati di Forbes) a supporto di una teoria preconcetta (ricondurre tutto ad un complotto dei maschi).”
    Nessuno ha mai parlato di complotti dei maschi, ma non credo che sia difficile capire che a moltissimi uomini che non trovano lavoro fa molto piacere dire che è colpa delle donne che gli “rubano” il posto di lavoro, non so se mi spiego.
    Poi ci sono quelli, che io definisco pecore, che se vedono un’ingiustizia discriminazione ai danni di una donna non pensano minimamente a protestare e sostenerla. Tutte quelle volte che il capo fa battutine razziste sulle donne “Le assumiamo solo se sono belle”, “mettiti la gonna che così sembri un uomo”, nessuno dei cari colleghi ha mai trovato il fegato di alzarsi e dirgliene quattro. Alzavano lo scudo “ho la famiglia da mantenere” o “Mi devo sposare, il lavoro mi serve” per ripulirsi la coscienza.
    Per quanto riguarda quelle tre donne, forse non sono mutanti ma di sicuro non avranno un carattere remissivo, caratteristica che anche tu hai attribuito al genere femminile. Saranno invece intraprendenti e avranno calpestato qualche cadavere o offerto il caffè ai loro superiori in quel rituale ridicolo al bar o davanti alla macchinetta del caffè.
    In tutti i casi, se le osservi, le vedi mostrare lati del carattere, forza e determinazione, che da che è mondo è mondo sono state sempre considerate non si sa perché aspetti maschili.
    La storia della bambola data alle bambine e del fucile dato ai bambini è esemplificativo del tipo di condizionamento che viene impresso ai bambini e bambine fin dai primi anni. In altre paesi, scandinavi stanno varando asili sperimentali in cui bambini e bambine portano il grembiule dello stesso colore, per fargli capire che siamo uguali.
    Anche per quanto riguarda il metodo scientifico, in realtà nelle ricerche sugli esseri umani si tratta di metodo statistico. Per la statistica sono sufficienti 1200-2000 rilevazioni per ottenere una confidenza del 68% sui risultati. Ciò vuol dire soltanto che su quel campione di persone, puoi attenderti che 68 persone su 100 risponderanno in un modo e le altre 32 no.
    Ma questa percentuale non è stabile. Infatti in ogni caso, ci sarà una maggioranza che risponderà in un modo e una minoranza che si distaccherà. Siccome si deve comunque pervenire ad una conclusione, la maggioranza viene poi presa come modello e risultato finale. Ma è solo una maggioranza, non la totalità, nessuno studio ha mai riportato percentuali del 100%.
    Se gli studi affermano che le donne sono multitasking è quindi solo perché la maggior parte di loro, relativamente al campione di persone limitato analizzato, si è rivelata tale. Può essere anche una percentuale del 51%, non importa perché si è ottenuta una maggioranza.
    C’è anche da dire che il campione di persone scelto è discutibile. Hai mai sentito di studi effettuati su inglesi, francesi, americani e poi considerati validi per l’intero mondo? 2000 persone su 7 miliardi sono il nulla. In quegli studi compaiono solo le risposte di persone, che sono state preselezionate in base a cultura, età, sesso etc cercando di cumulare un gruppo equo, ma poi c’ una seconda preselezione perché ovviamente c’è bisogno del consenso.
    Mettiamola così. Io sono brava in matematica, ma se mi avessero contattato per uno studio statistico avrei rifiutato, facendo mancare una testimonianza famosa
    Gli uomini sono focosi? E su chi lo hanno dimostrato? Su uomini che hanno accettato di rispondere. Inoltre puoi essere sicuro che le loro risposte siano sincere? Molti studi si basano su questionari, mica su analisi del dna.
    Nelle reazioni umane intervengono diversi fattori che non puoi ridurre soltanto a genetica o predisposizioni naturali. Non puoi pertanto dire che le donne sono remissive per natura.
    E’ vero molte donne sono remissive, solo perché da millenni vengono educate in quel modo, vengono allenate a portare attenzione alle esigenze del loro futuro marito e famiglia, a stare nell’ombra. Ma molte donne, su 2000 non sono tutte le donne, 3.5 miliardi o di più.
    Quindi dire che le donne sono brave nel multitasking è solo una conclusione comoda per farci lavorare di più a casa e in ufficio, ma che non può affatto essere estesa a tutto il genere umano.
    Inoltre, ti ricordo che la maggior parte delle violenze vengono fatte da uomini sulle donne, secondo la tua conclusione allora dovremmo concludere che gli uomini, tutti, sono più violenti delle donne. E chi li vorrebbe assumere se fosse vero per tutti? Sarebbe un ottimo appiglio per preferire le donne, multitasking e meno violente degli uomini, ma questo non succede, chiediti perché.

    12-01-12
  15. Valeria's Gravatar Valeria
    %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    “Mettiamola così. Io sono brava in matematica, ma se mi avessero contattato per uno studio statistico avrei rifiutato, facendo mancare una testimonianza famosa”
    Non famosa, lapsus freudiano:) Intendevo una testimonianza importante ai fini del calcolo finale. :D

    12-01-12
  16. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    immagino che l’età media di chi mi ha preceduto nei commenti sia abbondantemente inferiore alla mia. posso spiegare come una donna con forte capacità di intuizione quale io sono (stata?) abbia buttato via una fantasmagorica opportunità di realizzazione (ma forse anche no…)! biologa. l’università venticinque anni fa era già occupata dalle clientele, ma io ero anche una combinazione di pigrizia e indole contraria ai leccaculaggi e le sottomissioni per acchiappare un posto di ricercatore e poi e poi iniziare la prevedibile trafila verso l’alto. così mi sono defilata e sono andata a fare l’insegnante in un collegio svizzero. da lì un inizio di decollo: l’assunzione rapidissima in un istituto di ricerca cantonale aolido ricco e avanzato a cui nel giro di un annetto si è agganciata la possibilità di entrare all’università di zurigo in un settore che a me faceva impazzire idealmente: la genetica applicata alla modificazione dei batteri impiegati nel risanamento ambientale. contemporaneamente avevo passato un esame di dottorato a milano con cattabeni, un famoso tossicologo… a cui dissi di no per rimanere in svizzera. ma poi qualcosa mi ha fatto credere che la mia strada non fosse quella del laboratorio, dell’elettroforesi, l’ibridazione del DNA, le sonde radioattive e immunologiche… le prove le riprove i protocolli l’odore dei brodi di coltura…(attenzione è richiesto un grande spirito di abnegazione, sopportazione di overtiming, adattamento alla manovalanza…) bensì, qualcos’altro. so di aver dato un calcio a una opportunità d’oro. ma ho aderito a me stessa, qualunque cosa ne sia derivata. tetto di cristallo? autoesclusione? avevo giocato troppo con le bambole e volevo una famiglia mia? alle bambine non raccontano che possono avere tutto. qualcuna lo intuisce. io anche. ma proprio mi sono guardata dentro e non ho visto una persona capace di multisacrificio. a distanza di anni, continuo a giudicarmi con indulgenza. devo ammettere però che chi non costruisce su una piccola area in altezza, raggiungendo alti livelli di specializzazione può aspirare come me ad una certa dispersione delle proprie capacità. le donne grattacielo son ancora poche. più facile trovare donne villaggio (non nel senso di fantozzi, perché lì ci battono ancora gli uomini!!). può darsi che costruire su più aree di interesse si riveli alla lunga una buona strategia. in ogni caso le donne non devono mai rinunciare, scegliere, sì ma non rinunciare. e per toccare la politica, abbiamo visto accettare, con tutti i pregiudizi ancora serpeggianti, un nero purché uomo come presidente USA e oggi a palermo alle primarie un baldanzoso giovane scalza l’attempata ma ricca di contenuti borsellino… uomini non particolarmente aggressivi, ma sostenuti sempre più delle donne. come al solito le donne per ottenere un risultato paritetico devono fare il triplo della fatica. o si lasciano affermare là dove per una curiosa combinazione di fattori c’è carenza di figure maschili di un minimo rilievo. so ist es!

    05-03-12
  17. %e %B %Y at %H:%M | Permalink

    messaggio per Elena. ci siamo incrociate sul treno per la toscana otto-dieci mesi fa. come va? …c’era anche quel mio ex alunno con qualche problema di autismo, strabiliante… ti posso invitare a leggere il mio racconto? http://www.imafestival.com/artwork/56/%28S%29OGGETTI+SMARRITI/?lang=it
    che partecipa a un concorso della provincia di milano. rientra della mia dispersività… ma mi diverto! se ti scappa un voto, aumentano le mie probabilità di rimanere tra …i favoriti! grazie!!! un saluto e buon lavoro, Paola

    05-03-12

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