Tutte le cose sono fatte di atomi

L'altrui mestiere

Mi chiamo Bruno e vivo nei boschi, da moltissimo tempo. Non ho dimenticato il mondo deserto di prima, non potrò mai. Ma la vita nel bosco allontana quei ricordi e me li spinge in fondo in fondo, dove non possono più farmi del male. Vivo nel folto del bosco, nell’oscuro. Durante il giorno striscio dove la vegetazione è più fitta, sotto rami intricati, evito le infiltrazioni di luce che scendono dal cielo. Respiro l’aria umida, marcia. L’odore pesante della decomposizione. Seguo le tracce degli animali, i loro escrementi. Li conosco. A tu per tu con la volpe, con il cervo, ci guardiamo negli occhi separati da un fosso, da un tronco abbattuto. Non ci fidiamo. Io li posso uccidere, so come si fa. Sento il cinghiale correre pesante lontano. Fugge da me, dal mio odore.


[Dario Voltolini, Bruno dei boschi, Il primo amore]

Céline, Gadda, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Canetti, Manganelli, Perutz, Melville, Landolfi, Maupassant: molti dei nostri scrittori prediletti sono degli ossessi. Ossessione è da assedio, ma il suo nome scientifico, anancasma, è da destino, ananke. Scrittori al servizio della propria nevrosi, pronti ad assecondarla e a celebrarla: scrittori che hanno nell’ossessione non solo il tema principale (e insieme il metodo con cui anche la più semplice esperienza è assottigliata in pasta sfoglia verbale), ma l’ispirazione stessa, sì che nessuna interpretazione mi pare fuorviante come quella che ne riconduce l’opera a un intento salvifico, quasi la scrittura sia solo un surrogato della pratica psicoanalitica.

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Su Repubblica di oggi Antonio Monda intervista Jonathan Franzen sul suo nuovo libro, “Freedom”, in uscita nei prossimi giorni negli Stati Uniti (in Italia uscirà a Febbraio per Einaudi).

Chi ha steso braccia al largo
battendo le pinne dei piedi
gli occhi assorti nel buio del respiro
chi si è immerso nel fondo di pupilla
di una cernia intanata
dimenticando l’aria, chi ha legato
all’albero una tela e ha combinato
la rotta e la deriva, chi ha remato
in piedi a legni lunghi: questi sanno
che le acque hanno volti.
E sopra i volti affiorano burrasche, bonacce, correnti
e il salto dei pesci che sognano il volo.


[Erri De Luca, Opera sull'Acqua, Torino, Einaudi, 2002]

“Nel mare ci sono i coccodrilli” è l’ultimo libro di Fabio Geda, la copertina è di Marco Cazzato. Ne ho scritto più in dettaglio su Il Post.

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Una mia amica tedesca mi ha detto che c’è un’altra sua amica tedesca che ha una nonna di centosette anni, che è ancora viva e che lei va a trovare spesso, e le ha raccontato che una volta, poco tempo fa, mentre lei chiedeva alla nonna “Nonna, come va” la nonna le ha detto che fino ai cento si vive proprio bene, ma dopo cambia tutto in peggio e vivere non è più bello. Alzarsi alla mattina è faticoso, ti fa tutto male, le gambe fanno un male tremendo. Di notte di dormire non se ne parla. Anche il mangiare non è più buono, fanno schifo anche le cose che ti piacevano perché non san più di niente. Non ci vedi più bene, non ci senti più bene. Poi tutto il giorno uno non sa più cosa fare. E poi le ha detto “Per fortuna di pomeriggio va un po’ meglio, perché il nonno esce dall’armadio e si fanno due chiacchiere”.


[Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti), Milano, Feltrinelli 2008]

Su Repubblica di oggi c’è un’intervista a Daniel Pennac che ha un certo punto dice questa cosa:


“Amare significa proprio questo: regalare le nostre preferenze a coloro che ci piacciono di più. E sono queste preferenze condivise a costruire la nostra libertà.”


Ecco: se c’è un motivo vero per cui i social media si sono affermati così in fretta, credo che vada cercato proprio qui.

Per chi fosse a Bologna la prossima settimana, e volesse sentirmi leggere con un forte accento toscano, mercoledì 20 alla libreria Modo Infoshop di Via Mascarella c’è la presentazione del quaderno della scuola elementare di scrittura emiliana coordinata da Paolo Nori.

Non mi interessa scrivere storie brevi. Qualunque cosa che non ti occupi anni interi della vita e non ti spinga al suicidio mi sembra che sia qualcosa che non vale la pena.


[Cormac McCarthy, da un'intervista al Wall Street Journal, novembre 2009]

Le avevano ripetutamente impedito di impiccarsi alla spagnoletta della sua finestra. Esasperata, la signora Couderc, di Saint-Ouen, è fuggita attraverso i campi.


Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio.


R. Pleynet, 14 anni, di Annonay, ha morso il padre e un compagno di scuola. Due mesi fa un cane rabbioso gli aveva leccato la mano.


[Félix Fénéon, Romanzi in tre righe, Milano, Adelphi, 2009, pag. 16]